15–17 ottobre 2026 · Galtellì (NU), Sardegna
Panel B · venerdì 16 ottobre

Centro Euro-Mediterraneo e Piattaforma Sardegna Mediterranea

Dove il dialogo tra culture religiose incontra una questione concreta di giustizia sociale: le aree del malessere del Mediterraneo e le zone interne della Sardegna.

La Sardegna è crocevia tra Europa e Mediterraneo. Giorgio La Pira, proclamato a Nuoro — la linea profetica richiamata dal Panel B

Da dove nasce la proposta

La denuncia di Papa Leone XIV sul sottosviluppo e la povertà, pronunciata durante la sua missione africana e davanti ai parlamentari di tutto il mondo, porta inevitabilmente a un confronto con il malessere storico delle zone interne della Sardegna, già oggetto di inchiesta del Parlamento italiano.

Per l’Associazione non si tratta di un parallelo retorico: è la stessa questione di sviluppo umano integrale, posta su due sponde dello stesso mare. Da qui la proposta, articolata in due direzioni complementari.

1. Un Centro Euro-Mediterraneo

La costituzione di un centro euro-mediterraneo Sardegna-Roma, come delineato dal prof. De Luca e dall’allora Presidente del Parlamento Europeo, on. Antonio Tajani, con il coinvolgimento dei ventinove Paesi dell’area mediterranea.

Obiettivo: studiare le condizioni sociali, culturali, religiose, antropologiche e di sviluppo economico delle aree svantaggiate, sulla linea del dialogo, della pace, della fratellanza e della solidarietà a livello istituzionale, parlamentare e popolare. In questo disegno le culture religiose e laiche rappresentano l’ombrello strategico sociale che rende possibile l’incontro con l’Europa.

2. La Piattaforma Sardegna Mediterranea

La richiesta che alla Sardegna — a partire proprio dalle aree interne — venga riconosciuto dall’Unione Europea uno status giuridico analogo a quello di Malta, Cipro, Canarie, Madeira e Azzorre, con le stesse agevolazioni finanziarie di cui godono altre isole del Mediterraneo e le regioni ultraperiferiche.

Le zone interne rappresentano tre quarti dell’Isola e hanno un PIL tra i più bassi d’Italia: sono la ragione per cui la Sardegna rientra nell’obiettivo uno. La proposta chiede di trasformare le ZES, a partire dall’area del Sologo, con agevolazioni pari ai punti franchi o equiparate a quelle delle isole mediterranee.

Perché adesso. Con l’Einstein Telescope di Lula l’area sarà investita da un cambiamento economico, ambientale e sociale epocale. La preoccupazione di fondo è che il ruolo dell’E.T., pur importantissimo, non si esaurisca negli scavi e nelle gallerie, lasciando alla Sardegna la sola parte logistica, mentre ricerca, alta tecnologia e formazione finirebbero altrove in Europa.

Il perimetro territoriale

La proiezione della Piattaforma coinvolge Sologo, Nuoro, Siniscola, Macomer e Ottana come centri creatori di nuovo sviluppo, e con essi l’intera area interna dell’Isola. Ai piedi dell’Einstein Telescope può nascere un’area di iniziative di alta tecnologia nel campo aerospaziale: non un deserto, ma un territorio che ha già uno sviluppo turistico di alto valore, come Orosei, e che a Galtellì potrà contare sul simbolo statuario universale delle culture religiose e su un Museo a cielo aperto.

Alla proposta si accompagna la richiesta di modifiche normative — sgravi contributivi — per allargare il lavoro e le opportunità occupazionali anche nei periodi di bassa stagione, contribuendo ad attenuare lo spopolamento delle zone interne.

Chi è chiamato in causa

In sede di Incontro le culture religiose, i responsabili dei parlamenti del mondo e l’alto centro ONU di Ginevra sono chiamati a sollecitare il Governo italiano, l’Unione Europea e la Regione Sardegna perché la Piattaforma Sardegna Mediterranea diventi una priorità, con il sostegno scientifico delle Università di Nuoro, Sassari e Cagliari e del Centro di Programmazione.